Perché molti scrittori usano uno pseudonimo
Elena Ferrante, Mark Twain, George Orwell, Voltaire, Currer Bell (il nome con cui Charlotte Brontë pubblicò Jane Eyre): la storia della letteratura è piena di autori che hanno scelto di non firmare le proprie opere con il proprio nome anagrafico. Lungi dall’essere un’eccezione curiosa, l’uso di uno pseudonimo è una pratica diffusissima, tanto nel passato quanto oggi, soprattutto nell’era del self-publishing, in cui pubblicare un libro con un nome diverso dal proprio è più semplice che mai. Ma perché un autore dovrebbe rinunciare al proprio nome, il segno più diretto della propria identità, per nasconderlo dietro un’invenzione? Le ragioni sono numerose, spesso intrecciate tra loro, e vanno da motivazioni strettamente pratiche a scelte identitarie e persino strategiche dal punto di vista editoriale. Vediamole nel dettaglio.